Dopo il successo della mostra tenuta l’anno scorso alla Galleria di Palazzo Barberini, la pittura riminese del Trecento vede riconfermata la sua centralità nella vicenda umana e artistica di Giotto. Dal 6 marzo al 28 giugno prossimo, infatti, tre opere fondamentali della cosiddetta “scuola del ‘300 riminese” – tutte di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e conservate nelle sale del Museo della Città - saranno esposte al Vittoriano di Roma (conosciuto anche come l’Altare della Patria) all’interno della mostra “Giotto e la Rinascita della pittura in Italia”. La presenza di tre opere riminesi è un’ulteriore motivo di lustro e di vanto per l’intera comunità locale che vede affermata e riconosciuta ancora una volta la propria identità culturale. Un’identità che la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini – e ancor prima la Cassa di Risparmio – ha contribuito a riscoprire e ad affermare attraverso un’oculata e silenziosa politica di acquisizioni e di ricomposizione del patrimonio artistico locale.
“Una politica che prosegue anche in tempi non facili come quello attuale – ha spiegato questa mattina in una conferenza stampa l’Avvocato Massimo Sorrentino, consigliere d’amministrazione della Fondazione – tanto che proprio in questi giorni stiamo procedendo all’acquisizione di una nuova opera che contribuirà ad arricchire ulteriormente il tessuto storico e culturale del nostro territorio”.
Tre, dunque, le opere riminesi presenti alla prima mostra internazionale su Giotto che si tiene da oltre settant’anni (quella precedente fu allestita alla Galleria degli uffizi di Firenze nel 1937):
- il Dossale Corvisieri di Giovanni Baronzio
- il Polittico di Giuliano da Rimini (conosciuto anche come la Pala Norfolk)
- la Testa di Cristo di Giuliano da Rimini
Vale la pena evidenziare che proprio il Dossale Corvisieri ha fatto il proprio ritorno al Museo di Rimini poco prima di Natale 2008, in seguito all’opera di ripulitura e di restauro voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini a conclusione della mostra di Palazzo Barberini. Escluso dunque il periodo in cui l’opera sarà ospite del Vittoriano, è possibile ammirare dal vivo, nel Museo cittadino, i colori scintillanti e i dettagli emersi grazie a questo prezioso lavoro di ripristino della sua condizioni ottimali.
“Sin dalla sua nascita – ha ricordato l’Avvocato Sorrentino – è stata precisa volontà della nostra Fondazione collocare le opere di sua proprietà all’interno di un Museo pubblico e non in una propria Galleria privata, per fare in modo che tale patrimonio fosse fruibile da tutti e a disposizione della crescita sociale, civile e culturale del territorio”.
Il trasferimento delle opere a Roma sarà preceduto da un breve ma significativo ciclo di tre conferenze dedicate proprio alla pittura riminese del Trecento e, in particolare, alla figura di Giotto come elemento di congiunzione tra la scuola nata a Rimini e quelle nate, sempre su sua ispirazione, nel resto della penisola italiana.
Il primo appuntamento è in programma venerdì 13 febbraio p.v., alle 18 nella Sala del Giudizio all’interno del Museo della Città. In questa occasione il Dottor Daniele Ferrara, storico dell’arte della Galleria Nazionale di Palazzo Barberini, e il professor Ilir Shaholli, restauratore del Dossale di Giovanni Baronzio, parleranno di “Giovanni Baronzio. Recuperi e novità per un grande Maestro del Trecento italiano”.
Venerdì 20 febbraio, alle ore 18 nel salone di Palazzo Buonadrata in corso d’Augusto 62 (sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini) il tema “Giotto tra Roma e Rimini” sarà trattato dal professor Alessandro Tomei, ordinario di Storia dell’Arte all’Università “G. d’Annunzio” di Chieti.
Infine, sabato 28 febbraio, alle ore 18 nel Salone di Palazzo Buonadrata in corso d’Augusto 62, la professoressa Serena Romano, docente di Storia dell’arte presso l’Università di Losanna, parlerà di “Le città di Giotto: Roma e Assisi, Rimini e Padova”.