La cifra necessaria alla ricapitalizzazione oscilla tra 110 e 120 milioni.
Dai primi colloqui con categorie economiche, investitori privati e istituzionali
un riscontro al di sopra di ogni attesa.
Già raccolti impegni per 28 milioni.
Rimini, 2 agosto 2011 - L’11 luglio scorso il Consiglio Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ascoltò dai rappresentanti dell’advisor Mediobanca l’illustrazione dei quattro scenari individuati come possibili per riportare l’attività di Banca Carim al regime ordinario. Fu scelto di perseguire in via prioritaria l’ipotesi strategica volta a tutelare l’autonomia della Cassa attraverso il mantenimento della partecipazione di controllo in capo alla Fondazione.
Ricordiamo le altre opzioni: cessione del controllo della Banca, individuazione di un partner industriale di minoranza, aggregazione di Banca Carim con un’altra realtà bancaria di dimensioni analoghe.
Da quel giorno s’è avviata una intensa attività da parte dei vertici della Fondazione. Un’azione all’insegna della riservatezza e della determinazione, condotta insieme e singolarmente dal Presidente Massimo Pasquinelli e dal Vicepresidente Bruno Vernocchi. Sono stati effettuati decine di incontri, sia con singoli possibili investitori che con le associazioni di categoria, allo scopo di dar corpo ad un progetto in grado di onorare una ricapitalizzazione della banca che oggi è ipotizzabile sia di 110-120 milioni di euro.
La cifra esatta emergerà alla presentazione della semestrale di Banca Carim, da parte dei Commissari all’Organo di Vigilanza.
Decisiva, prima di sottoporre agli interlocutori un vincolo giuridico per la sottoscrizione, sarà anche la definizione del prezzo di emissione delle azioni ai fini dell’aumento di capitale, prezzo che sarà possibile conoscere dopo la definizione della consistenza patrimoniale verificata dai Commissari.
“Abbiamo ottenuto – hanno detto il Presidente Pasquinelli ed il Vicepresidente Vernocchi – un riscontro al di là di ogni attesa. Una straordinaria dimostrazione di vicinanza e di piena comprensione della posta in palio. I colloqui finora svolti hanno permesso di stimolare pre adesioni che oggi possiamo stimare sui 28 milioni di euro solo fra i singoli investitori, parte dei quali al di fuori dei soci attuali della Banca. Anche le Associazioni di categoria hanno mostrato interesse ad un impegno diretto al riguardo, che potrà entrare nel vivo da settembre quando attiveranno azioni di coinvolgimento presso gli associati e saranno individuati anche gli strumenti giuridici utili a coagulare le cifre rese disponibili per l’investimento. Ringraziamo per l’accoglienza ricevuta, per le dimostrazioni di interesse e per il lavoro che tutti i soggetti coinvolti si sono impegnati a fare nelle prossime settimane. E’ pressante la richiesta di mantenere sul territorio il controllo di una forte banca locale, capace di essere strumento utile ad alimentare le necessità contingenti e i progetti di sviluppo delle imprese. Senza dimenticare mai la fondamentale funzione della banca nell’assistere le famiglie e le relative aspettative”.
Ora il lavoro che attende la Fondazione è quello di consolidare il percorso avviato, mettendo insieme i componenti di un consorzio fra istituti di credito regionali che manlevi l’intera procedura di aumento di capitale nei confronti di Banca d’Italia.
L’impalcatura generale della ricapitalizzazione prevede una forte diluizione della quota della Fondazione, tale però da non pregiudicare il controllo, accanto ad un intervento finanziario diretto della stessa Fondazione a partire da un importo minimo di dieci milioni.
“Vogliamo usare tutto il tempo necessario per consentire il miglior risultato dell’operazione di aumento di capitale. La bussola che indirizza il nostro operato – hanno spiegato i vertici della Fondazione – è tarata su un obiettivo molto chiaro: la Fondazione è interessata a mantenere il controllo di una banca che sia forte, autorevole, capace di produrre utili, dotata di un management in grado di svilupparne le grandi potenzialità, nel rispetto di una tradizione storica che ha visto in oltre 170 anni la centralità della Cassa per la vita e la crescita del nostro territorio. La Fondazione è interessata al controllo di una banca così. E niente di meno”.
Molta attenzione sarà rivolta inoltre agli attuali piccoli azionisti di Banca Carim, il cui ruolo attivo in sede di aumento di capitale potrà rappresentare un perno importante nell’itinerario di salvaguardia dell’autonomia della Cassa.
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