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Giuliano da
Rimini: La Pala dell’«Incoronazione della Vergine»
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Rimini, 2 febbraio 2005
curato da Alessandro Volpe, con la collaborazione di Fabio
Massaccesi, Adele Pompili, Vincenzo Gheroldi.
Il volume sarà presentato dal Prof. Daniele Benati dell’Università
di Bologna, noto storico dell’arte e uno dei massimi esperti della
Pittura Riminese del Trecento. Come si ricorderà fu infatti il
Prof. Benati a curare la grande mostra sulla pittura riminese, tenutasi
nella nostra città nel 1995.
La Pala dell’«Incoronazione della Vergine e Santi» fu
scoperta dal prof. Miklós Boskovits all’inizio degli anni
Novanta nella residenza del XVII° Duca di Norfolk a Carlton Towers
(Inghilterra), dove era approdata, per acquisto fatto dalla bisnonna del
Duca a Parigi, alla fine dell’Ottocento. Gli studi successivi accertarno
poi che la pala proveniva dalla nostra città e che era stata venduta
dagli eredi del marchese Audiface Diotallevi (morto nel 1860) che fu l’ultimo
“Gonfaloniere”, cioè Sindaco, di Rimini sotto il Governo
Pontificio e che fu anche uno dei fondatori della Cassa di Risparmio e
suo primo Cassiere.
Il Diotallevi aveva una importante collezione di dipinti, provenienti
in massima parte dagli arredi artistici delle chiese riminesi soppresse
da Napoleone nel 1797. Quindi la provenienza dalla collezione del marchese
Diotallevi è implicitamente una garanzia che il dipinto apparteneva
fin dall’origine al patrimonio artistico locale.
La presenza della Pala alla mostra riminese del 1995, nella quale fu per
la prima volta esposta al pubblico, aveva fatto convergere l’attenzione
degli storici e degli appassionati d’arte su questa testimonianza
preziosa dell’antico patrimonio artistico locale, fino ad allora
sconosciuta, e assente dalla città da quasi un secolo e mezzo.
In occasione di quella mostra si raccolsero anche le prime voci confidenziali
di una possibile prossima alienazione del dipinto da parte del Duca di
Norfolk; in vista della quale il prof. Antonio Paolucci, Socio della Fondazione
e all’epoca Ministro per i Beni Culturali, sollecitò la Fondazione
stessa a tenersi in allerta. L’occasione si presentò poi
effettivamente poco più di un anno dopo, con la vendita all’asta
da Christie’s il 13 dicembre 1996, nella quale la Fondazione si
aggiudicò il dipinto.
Le traversie della Pala tuttavia non erano ancora finite. In considerazione
dell’eccezionale valore culturale del dipinto, infatti, il Governo
Britannico (fatto più unico che raro) oppose un decreto di divieto
all’esportazione a firma del Ministro della Cultura Lord Ingelwood,
contro il quale la Fondazione dovette seguire una lunga procedura amministrativa,
assistita dall’Istituto Italiano di Cultura di Londra e rappresentata
legalmente dallo Studio “Pini and Partners”, uno dei più
importanti consulenti per il commercio dei beni artistici operante nei
Paesi di area britannica.
La «Pala dell’Incoronazione della Vergine», risolte
le formalità legali, poté ritornare a Rimini solo nel giugno
1997; da allora, per volontà della Fondazione Cassa di Risparmio
di Rimini, è depositata presso il «Museo della Città»
di Rimini, dove costituisce una delle attrattive maggiori della sezione
dedicata all’arte riminese del Trecento. Nel 2001 si pensò
giunto il momento opportuno per procedere ad un radicale restauro dell’opera
d’arte che, nel corso dell’ultimo secolo, aveva subito alcuni
inopportuni interventi di ridoratura e pesanti ritocchi pittorici.
Il restauro, eseguito dal Laboratorio di Adele Pompili e terminato a fine
2002, ha riportato alla luce un’opera di altissimo valore artistico
prima non percepibile; tanto che si pensò subito, da parte degli
esperti, alla necessità di riaprire il discorso critico su alcuni
aspetti della primissima fase della Scuola pittorica del Trecento Riminese:
quella, per intenderci, gravitante attorno alle figure dei tre fratelli
Giovanni, Giuliano e Zangolo; tre artisti che anche agli occhi dei contemporanei
dovettero rappresentare un fenomeno d’arte di assoluto rilievo,
tanto che nei documenti notarili del tempo alla famiglia viene attribuito
il cognome espressivo “de Pictoribus”.
Il nuovo libro edito da Banca Carim e dalla Fondazione Cassa di Risparmio
di Rimini, vuole fare il punto su questa primissima fase della Scuola
Riminese, partendo da una sola opera d’arte, di straordinario valore,
che è tornata a far parte del nostro patrimonio culturale locale
grazie ad una decisione di politica culturale coraggiosa e coerente.
Fondazione Cassa di Risparmio di
Rimini
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