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SUMMARY:Rimini Crocevia tra Oriente e Occidente. Adriatico mare d'Europa
DESCRIPTION:Rimini Crocevia tra Oriente e Occidente\nAdriatico mare d’Europa\nIl Presidente Paolo Pasini invita la comunità a proseguire il viaggio alla scoperta dell’Adriatico. Con la curatela di Fabio Fiori si inaugura la II edizione di Rimini crocevia tra Oriente e Occidente. Il focus di quest’anno sarà Adriatico\, mare d’Europa: tre incontri per andare dall’amata spiaggia all’odissiaco mare\, per conoscere e conoscerci meglio nella relazione con l’Adriatico\, che è mare d’Europa. Tre intellettuali di diversa estrazione disciplinare e provenienza offriranno alla città di Rimini un’ulteriore occasione per approfondire la sua relazione con l’Adriatico e ripensarne il ruolo culturale\, con le conseguenti implicazioni sociali ed economiche: Franco Farinelli (geografo)\, Paolo Giulierini (archeologo) ed Elvira Mujcic (scrittrice). Tre sguardi differenti\, per biografie e approcci\, per un’unica riflessione sul ruolo di Rimini in un contesto geopolitico in rapido divenire\, con inevitabili ricadute economiche e culturali. Una città che è stata\, è e sarà parte di una costellazione urbana adriatica di straordinaria vitalità. \n\nVenerdì 17 Aprile 18:00 – FRANCO FARINELLI\nIl caso di Rimini: il mare\, la terra\, le strade e la città.L’Adriatico è servito da modello al Mediterraneo. Nella cultura adriatica non esiste dicotomia possibile ( o A o B) ma A e B convivono\, stanno sempre insieme. Nella cultura adriatica e nel funzionamento del territorio\, sempre tertium datur\, il terzo non è mai escluso ma esiste come modalità funzionale.Su un solo mare in tutto il mondo\, l’Adriatico\, vi sono tre culture che si affrontano\, l’una dirimpetto all’altra: la cultura occidentale dall’Italia fino alle Bocche di Cattaro\, dall’altra parte dell’Adriatico; l’ortodossa cioè il Montenegro; l’islamica ovvero l’Albania. Non c’ è un altro mare al mondo dove tre culture entrano in contatto. Rimini nasce come terminale adriatico della via Emilia\, esempio grandioso della pianificazione di origine latina\, termine estremo sull’Adriatico della città regione emiliana di origine romana. E pertanto modello esemplare della capacità latina di raccordare le ragioni della viabilità con quelle urbane e marittime.Di fronte al problema dell’organizzazione di uno spazio sfuggente sia per dimensioni che per l’assenza di vere città\, nel II secolo a.C. i Romani\, giunti in Emilia\,  concepirono come soluzione la massima estensione del compasso urbano ( il solo modello di pianificazione in loro possesso) cioè la ricomprensione in un unico gigantesco organismo che ancora oggi sopravvive nella forma della regione emiliano romagnola.\n\n  \n\nVenerdì 24 Aprile 18:00 – PAOLO GIULIERINI\nMare Hadriaticum: l’approdo culturale dei popoli dell’Italia antica.Il mare Adriatico è sempre stato un ponte di connessione non solo tra i popoli delle due sponde con il Mediterraneo ma\, specie lungo il versante italico\, tra chi trasportava merci e idee che provenivano da aree interne della Penisola e dal nord Europa. Ne sono testimonianza i miti che sottostanno alla genesi delle genti (come l’arrivo di eroi come Antenore da Troia\, del re pelasgo Nanas a Spina\, dei Piceni che si muovono da Amatrice)\, dei contesti geografici (la caduta di Fetonte sul Po) e il graduale sorgere di realtà etniche che\, dall’età del Ferro\, acquisiscono una precisa fisionomia culturale. Veneti\, Celti\, Piceni\, Etruschi\, Umbri\, Dauni\, Peucezi\, Messapi e molti altri che saranno protagonisti di questo mare\, conquistando sia l’entroterra e rivaleggiando nelle rotte commerciali. Su questi tratti distintivi\, prettamente locali\, si innesterà il proficuo dialogo con la cultura greca e macedone prima e l’omologazione al mondo romano poi\, tramite una graduale sostituzione delle lingue autoctone con il latino e la diffusione capillare dei costumi dell’Urbe\, fino alla sua caduta. L’analisi di alcuni reperti emblematici sarà l’occasione per comprendere quanto\, nei secoli\, vi fu di divisivo tra i popoli che si fronteggiarono su quel mare e quanto invece fu ritenuto patrimonio condiviso: dalla religione ai miti\, al commercio\, alla navigazione\, all’alimentazione. Se vogliamo metabolizzare a pieno la storia dell’Adriatico dobbiamo dunque tenere a mente le vicende di tutte queste civiltà che formano un enorme caleidoscopio culturale\, presupposto di una singolare ricchezza e inventiva che ancora riverbera nella contemporaneità.\n\n  \n\nVenerdì 15 Maggio 18:00 – ELVIRA MUJČIĆ\nDell’andare e del tornare: attraversamenti letterari ed esistenziali nel mare Adriatico.\nIl fascino della particolare conformazione geografica dell’Adriatico risiede soprattutto nel suo evocare un altrove\, solleticando l’immaginazione con i mondi sconosciuti che si avvicendano sulla sponda di fronte. È un mare che presuppone sempre una terra: sono molti i luoghi di una o dell’altra riva dove a un visitatore casuale si racconta con voce vibrante di meraviglia che in certi giorni di cielo terso è possibile vedere “di là” e lo si invita a strizzare gli occhi per cercare di riconoscere una forma o almeno un miraggio. Un gesto ancestrale che rivela il desiderio umano di andare\, esplorare\, inventare\, ma anche di voler tenere insieme\, volgere lo sguardo indietro per saper tornare. L’Adriatico riesce nell’impresa ardua di rendere giustizia al concetto di confine\, facendosi uno spazio di condivisione e non di separazione. È il mare di mezzo che affina gli immaginari letterari e intreccia le vicende storiche e biografiche delle sue genti in un continuo rispecchiarsi per riconoscersi. “Il ritorno è un rituale che richiede di attenersi a una rigorosa precisione. Ecco la ragione per cui mi ostino ad andare al porto di Ancona\, salire sul traghetto per Spalato\, contemplare la città bianca stagliarsi conto il cielo dell’alba mentre la nave attracca; raggiungere poi in gran fretta il piazzale dei pullman a lunga percorrenza e aspettare un veicolo che\, in meno di un paio d’ore di viaggio\, mi porti sul “mio mare”. Ogni cambiamento lungo il percorso\, un vecchio e malmesso bar chiuso o trasformato in un posticcio bistrot\, è un colpo duro\, poiché sembra sbaragliare le carte\, modificare le mappe di una geografia affettiva.” (dal racconto La via di Ulysses di Elvira Mujčić nella rivista Mappe di Touring Club Italiano\, febbraio 2026).\n\nLe conferenze sono ad ingresso gratuito e ad accesso libero fino a esaurimento posti. \n \n 
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