SANITÀ PUBBLICA: IL RAPPORTO 2026 DELLA FONDAZIONE PER LA SUSSIDIARIETÀ HA FOTOGRAFATO LA SITUAZIONE E INDICATO UNA PROSPETTIVA DI LAVORO COMUNE. FOCUS SUI DATI DELL’EMILIA-ROMAGNA

15 Ott 2026

SANITÀ PUBBLICA: IL RAPPORTO 2026 DELLA FONDAZIONE PER LA SUSSIDIARIETÀ HA FOTOGRAFATO LA SITUAZIONE E INDICATO UNA PROSPETTIVA DI LAVORO COMUNE. FOCUS SUI DATI DELL’EMILIA-ROMAGNA

Il denominatore comune emerso dagli interventi guarda all’assoluta necessità di costruire una alleanza responsabile e virtuosa fra tutti gli attori pubblici, privati e del terzo settore.

Rimini, 10 ottobre 2026 – Numeri, tendenze, valutazioni e suggerimenti. Il Rapporto 2026 della Fondazione per la Sussidiarietà, presentato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ha visto la presenza di un panel di autorevoli relatori convergere su un denominatore comune sintetizzato dal presidente Paolo Pasini: “Serve proteggere il valore di una sanità universale, diritto costituzionale incomprimibile e non subordinabile ad esigenze di equilibrio finanziario, con una solida una rete che valorizzi tutto il capitale umano coinvolto, anche del terzo settore, capace di intercettare i bisogni che diventeranno domande. Perché sia possibile, vanno adottati i principi e la cultura della sussidiarietà”.

Illustrando il rapporto Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la Sussidiarietà, ha sottolineato il legame fra salute e democrazia. “La disaffezione verso i servizi ricevuti genera rischi reali per un sistema che non ha eguali nel mondo come quello europeo e italiano in particolare, che assicura cure a tutti a prescindere dal reddito.

L’età media di vita è sopra gli 83 anni, ma è a 69,1 quella ‘buona’, poi intervengono le domande di assistenza che si allargano a nuovi ambiti come le dipendenze e la cura della mente che incrementano l’esigenza di risposte. In Italia affrontiamo questo in 21 modi diversi, non è possibile. L’esperienza emiliano-romagnola mostra che una sanità vicina alle persone è possibile quando istituzioni, professionisti e comunità lavorano insieme. La sfida ora è dare la stessa forza ai tempi di attesa e alla medicina di famiglia”.

Antonello Zangrandi, Professore di Economia delle Aziende Pubbliche Università degli Studi di Parma, ha rilanciato: “Per rendere concreto l’universalismo della cura serve passare dalla prestazione sanitaria alla presa in carico complessiva del paziente. Pubblico e privato devono collaborare ma serve che il rapporto sia governato in maniera forte e chiara, altrimenti genera disparità. Vanno introdotti efficienti sistemi di valutazione, al di fuori della ideologia, insieme ad una accelerazione sulla sperimentazione. E poi bisogna dar vita ad un patto sociale globale che senza indugi coinvolga tutti coloro che hanno u ruolo nell’assistenza alla persona con i suoi vari bisogni”.

“Ci impegnamo a contrastare le disuguaglianze di salute – ha detto Kristian Gianfreda, assessore alla salute del Comune di Rimini – di fronte ad una popolazione che invecchia e che genera costi di cronicità che pareggiano quelli ospedalieri. È necessaria una alleanza con la società civile per potenziare l’assistenza di prossimità e supportare la sanità pubblica”.

Tiziano Carradori, Direttore Generale Ausl Romagna: “Prima di ogni scelta serve condividere i valori che ci orientano in tema di assistenza sanitaria. Auspico un vero dibattito pubblico, un confronto serio fra punti di vista, senza strumentalizzazioni, E poi allocare di conseguenza le risorse necessarie. Credo che tanti piani previsionali redatti nel passato vadano modificati perché superati da quanto vediamo ogni giorno. Dobbiamo trovare insieme le risposte adeguate assumendoci tutti le responsabilità dentro ad un indirizzo pubblico”.

A concludere i lavori Massimo Fabi, Assessore alle Politiche per la salute Regione Emilia-Romagna.

“L’intensità della domanda verso il sistema di cura s’è impennata dopo la pandemia e cambiano anche i bisogni di salute. Il nostro sistema è ancora troppo legato a valutare le soluzioni in termini quantitativi. L’anzianità è vista come capitolo di spesa e non con l’accezione positiva di una vita che si prolunga e credo sia bene andare in modo proattivo verso questi nuovi bisogni prima che generino la domanda. Le Case di Comunità sono una risposta concreta e multidisciplinare. Abbiamo bisogno di maggiori risorse, la conferenza stato regioni ha chiesto 18 miliardi nei prossimi tre anni per la sanità pubblica. Vanno usati insieme al terzo settore per generare un sistema di relazioni che si avvantaggi dei saperi diffusi. Dobbiamo programmare e progettare insieme”.

Sono intervenuti, portando le loro testimonianze Fabrizio Miserocchi (Direttore Generale IOR Istituto Oncologico Romagnolo), Valerio Tommaselli (Presidente Cooperativa Sociale Amici di Gigi) e Alessandra Urbinati (Presidente Associazione Rimini Autismo).

 

ALCUNI DATI SIL SISTEMA SANITARIO DELL’EMILIA ROMAGNA EMERSI DAL RAPPORTO

Il 51% della spesa sanitaria regionale va oggi all’assistenza territoriale, contro il 44% destinato agli ospedali.

Una rete territoriale capillare La rete delle Case della Comunità serve già quasi 3 milioni di residenti ed è costituita da 143 Case della Comunità attive su 187 programmate e 24 Ospedali di Comunità su 52 (dati Gimbe). Il Rapporto registra inoltre 47 Centrali Operative Territoriali, esattamente quelle programmate e 46 Centri di Assistenza e Urgenza (CAU) attivi a giugno 2025 per alleggerire i Pronto Soccorso.

I pazienti promuovono la regione sulla cronicità Il confronto nazionale conferma il quadro. Tra le associazioni di pazienti che vedono il Piano nazionale della cronicità applicato solo in alcune regioni, il 68% cita l’Emilia-Romagna. La seconda regione, il Lazio, si ferma al 36% (dati Cittadinanzattiva).

Il 76,5% delle Case della Comunità programmate in regione ha almeno un servizio attivo, contro una media nazionale del 45,5%: solo la Lombardia fa meglio (dati Gimbe). Nel monitoraggio ministeriale dei Livelli essenziali di assistenza relativo al 2024, l’Emilia-Romagna è seconda in Italia con 282 punti, dietro al Veneto. E la regione continua ad attrarre pazienti: il saldo della mobilità sanitaria nel 2024 è positivo per 525,4 milioni di euro (Corte dei Conti).

Le criticità: attese, medici di famiglia, ricoveri evitabili Il Rapporto segnala però anche i punti deboli. Sui tempi di attesa la regione migliora, ma non ovunque: nel 2026 le prime visite garantite nei tempi sono il 77,7%, in crescita dal 73,7% del 2025 ma ancora sotto la media nazionale del 78,7%. Per gli esami diagnostici, invece, l’89,2% è sopra la media nazionale dell’84,7% (Agenas, Piattaforma nazionale liste d’attesa). Resta aperto il nodo dei medici di famiglia: secondo Agenas ne mancano 536 rispetto al fabbisogno.

 

Il rapporto è scaricabile al link https://www.sussidiarieta.net/files/contenuti/rapporto-sussidiarieta-768-e-salute-indice.pdf

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